Il grammofono era rotto.
Sebastian mi aveva invitato a casa sua per una cena a base di aringa affumicata. Birra e aringa, di questi tempi non ci si poteva permettere di meglio e d'altra parte era da qualche mese che non uscivo la sera per far visita a qualche amico. Il lavoro come contabile presso l'ufficio del signor Kornelius spesso mi costringeva a restare ben oltre gli orari canonici. Controllavamo le carte di tutti gli esercizi di Erlangen e talvolta ci giungevano scartoffie persino da Wurzburg e Augusta. E non posso dire che la paga fosse soddisfacente, se comparata alle ore totali di reclusione.
Sebastian mi chiede se voglio fare una partita a carte, può rivelarsi un piacevole diversivo.
"Vuoi giocare a Scheisse, Otwald?".
"Sì, ma siamo solo noi due, forse è meglio lasciar perdere e ascoltare un po' la radio".
"E' rotta, Otwald".
"Ah".
"Piuttosto, dimmi, come sta Dora?".
"Dice che guadagno troppo poco, che vorrebbe le facessi qualche regalo in più".
"Temo il denaro e le donne che feriscono".
"Cosa?".
"E' latino, timeo Danaos et dona ferentes".
"Vorrei aver imparato le lingue morte anch'io. Come sei colto".
"Ti ringrazio, ma quindi tra di voi come stanno le cose?".
"Non saprei dirti, credo che questa sera sia andata all'Opera con Ronan".
"Ronan? Ma quello è un sicofante prezzolato!".
"A prezzo lato?".
"Si, beh, applica tariffe oltremodo esose. Però in autunno fa degli sconti".
"E tu li conti?"
"Di solito. Faccio i conti sugli sconti e li faccio senza soste."
"Mai fare i conti senza soste, i proverbi sono forieri di buoni consigli, dovresti saperlo".
"La tua saggezza è proverbiale Otwald".
"Grazie Sebastian. A proposito, e Maria?".
"Mia nipote? Non la vedo da due anni, si è traferita a Ratisbona".
"Deve mancarti molto, so che eravate legati voi due".
"Si beh, una volta, ci rapinarono. Eravamo anche imbavagliati".
"Che brutte esperienze, non ci sono più i rapinatori di una volta".
"No, infatti, quando qui intorno era tutta campagna".
"E nei fiumi si pescavano le trote".
"Quello anche ora, Otwald".
"Io non ho tempo di farlo".
"Non vuol dire che non ci siano più".
"Beh, se non le vedo è come se non esistessero. Cos'è in fondo la realtà se non ciò che noi possiamo carpire con lo sguardo?".
"Non ci avevo mai pensato".
"E' la filosofia, Sebastian. Ti apre la mente".
"E' come l'assenzio?".
"Credevo avessi smesso?".
"Bevo solo quando sono giù".
"Oh, mi dispiace, è un lenitivo per la tristezza?".
"No, quando sono giù in cantina. Tutti i giorni scendo e mi faccio un goccio, è lì che tengo le bottiglie".
"Sebastian?".
"Sì?".
"Il grammofono è rotto".
"Gettalo Otwald, gettalo via, fuori fa freddo e qualcuno lo userà per alimentare il fuoco".
"Cantiamo Eine kleine Nachtmusik?".
"Cercherò lontana terra\dove gemer sconosciuto\là vivrò col cuore in guerra\deplorando il ben perduto...\ma né sorte a me nemica\né frapposti monti e mar\ti potranno, o dolce amica\dal mio seno cancellar".
"Quello è il Don Pasquale di Donizzetti".
"Scusa".
"Ascolta, si fa sera. E' ora che che io vada".
"Buonanotte. Io non ho sonno, giocherò un po' a Call of Duty".
"Sebastian, quel gioco non sarà in commercio prima di centodieci anni".
"Se è per questo Donizzetti deve ancora scrivere il Don Pasquale".
"Forse è colpa del grammofono".
"Concordo".
giovedì 9 agosto 2007
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2 commenti:
lona, commenta, dexter è triste! commenta!
Jawhol, dame Nonrossimaniaco!
Tutto ciò mi fa pensare a Kafka ubriaco fradicio e strafatto di LSD tutto il dannato giorno. Non sembra, ma è un complimento...
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