sabato 29 settembre 2007

Il coraggio da mare

Ivan tornò a casa a sera ormai inoltrata.
I suoi passi producevano un suono ovattato sulla neve caduta da poco e le impronte lasciavano una scia per un fantomatico inseguitore.
Varcò la soglia di casa mentre gli operai accendevano i lampioni lungo la strada.
Lo aspettava Vassilj con un grembiule imbrattato di sangue e la mannaia in mano; stava sgozzando una gallina al grido di "muori putrida menscevica", fischiettando motivetti salmodianti.
"Bentornato Ivan". Gli disse, senza curarsi troppo dell'amico.
"Che stai preparando di bello? Ho una gran fame".
"Oh, ti riferisci a questa? No, questa non è la cena, sto giustiziando la gallina perchè sospettata di connivenza con il nemico".
"E non potremmo mangiarcela poi?".
"Veramente avevo intenzione di esporre il corpo sulla pubblica piazza, infilato su una picca".
"Capisco. Ma per cena cosa c'è, si può sapere?".
"Anatra a l'orange". Usò un tono compiaciuto.
"L'hai fatta tu?". Chiesi stupito.
"Sì, vedi qualcun altro qui?".
"Sì, Anton, Jacob e Dimitri". Risposi indicando col dito i tre, che bevevano vodka sul divano.
"Sottigliezze. L'ho fatta io e basta".
"E come? Non sapevo ti destreggiassi tanto bene in cucina".
Rise. Rise di gusto, come se avessi detto la più stupida delle cose.
"Caro Ivan, è bastato digitare how to cook anatra a l'orange su Gugol et voilà".
Stupido io a non pensarci. Miracoli di Pravdanet. Ringraziamo il compagno Josip, supremo capo del Governo e inventore della rete di telecomunicazione più estesa del mondo. Del mondo al di qua del Muro di Cracovia, per lo meno.
A Berlino avevano bisogno di spazio per costruire un nuovo centro commerciale. Il centro commerciale più esteso del mondo. Al di là del Muro di Cracovia, per lo meno.
Dicevo. A Berlino avevano bisogno di più spazio e perciò pochi anni fa il Muro venne spostato a Cracovia, con grande disappunto del Professor Wacowski che si trovò la casa divisa a metà e si vide costretto a chiedere il permesso per andare al bagno al soldato semplice Micheal Cann.
"Ma Vassilj, non avevamo la connessione a Pravdanet, fino a ieri".
"E oggi invece sì caro Ivan, l'ho barattata al Ufficio Pubblico con un piatto di anatra a l'orange".
"Ho fame Vassilj, ho fame".
"Porta pazienza, domani baratto la radio con delle ali di pollo".
"E sia, vado a dormire ora. Buonanotte compagno Vassilj e evviva il compagno Josip, supremo capo del Governo".
"Evviva".

venerdì 28 settembre 2007

mercoledì 26 settembre 2007

A mali estremi. Amari esterni.

Gli faceva troppo male l'occhio. Pulsava.
Se lo cavò.
Gli faceva male anche il braccio.
Se lo cavò.
Il naso gli procurava prurito.
Se lo cavò.
Aveva l'artrite ad un dito della mano.
Se lo cavò.
Gli faceva male un testicolo.
Se lo cavò.
Gli faceva male un orecchio.
Se lo cavò.
Gli faceva male la stanza blindata sotterranea della banca.
Se la caveau.

lunedì 24 settembre 2007

qui c'era scritta roba, ma ho cancellato
non volevo far l'ennesima figuraccia

attendiamo un post più decente o una poesiuola frivola
tipo

Se la cacca olezza d'aglio
qui succede un parapiglia
tutti insieme, non per sbaglio
balleremo la quadriglia
e faremo un girotondo
arrivando a Ventimiglia.


Credetemi, è molto meglio sta cosa delle mie seghe mentali che stavo rischiando di propinare a Voi gentili lettori.


venerdì 21 settembre 2007

Un due tre a star sotto tocca a te

Fecero la conta e, come da copione, risultò che toccava a lui.
Si appoggiò contro un albero, con il braccio pigiato davanti agli occhi, sforzandosi di non sbirciare mentre iniziava scorrere i numeri.
"Quanto?" Chiese.
"Conta fino a cinque milioni, se sei capace". Era una sfida bella e buona.
"Guardate che so contare, non è un problema". Non si sarebbe fatto sbeffeggiare da quei quattro soldi di cacio. "Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto...".
Al duemila e ottocento Antonio era arrivato in provincia con l'autobus numero sei, si fermò a prendere un panino all'osteria La Capra Lanuginosa.
Al ventottomila Francesco dormiva al calduccio sotto le coperte, abbracciato a un pupazzo del Mago Ginocchio.
All'un milione e quattrocentoseimila Dario faceva scalo a Francorforte e si preparava al check-in per Pechino.
Al tre milioni e uno Mariano si diplomava tra gli applausi delle nonne.
Arrivato a quattro milioni e novecentomilanovecentonovantanove Fulvio iniziò a sentire secchezza alla gola, aprì un occhio per guardarsi attorno, ma non vide nessuno.
Sconsolato iniziò a cercare dietro agli alberi del parco.
"Chi è dentro è dentro, chi è fuori è spia!". Si domandò se non avesse perso la sua adolescenza.
Un vecchio passò in biclicletta e lo prese a male parole "Tagliati i capelli, barbone!".

giovedì 20 settembre 2007

Etimo. E stimo.

Io non sono uno scrittore.
O meglio, lo sono. Ma scrittore non vuol dire una beneamata fava.
Tutti sono scrittori.

Fagiolo.
Visto? Ho scritto.
Quelli che inventano gli slogan pubblicitari, essi sono scrittori. Mia nonna, quando stila la lista della spesa, è una scrittrice. Scrive. Perciò non esistono scrittori bravi o scrittori infimi. Chiunque può essere scrittore, se prende carta e penna e possiede nozioni elementari. Se proprio vogliamo essere precisi un bravo scrittore è colui che ha una grafia considerata unanimamente bella, oggettivamente bella, aggraziata, pulita. Ecco, tutti e nessuno.
Perciò, detto questo, se vogliamo essere precisi per la seconda volta, credo concorderemo tutti sul fatto che invece esistono bravi narratori, bravi inventori, bravi poeti, bravi saggisti, bravi romanzieri. In sostanza è tutto qui, mentre tutti possono essere scrittori, non tutti hanno la facoltà e la capacità di essere bravi, ottimi, narratori. Quella è una buonissima dote, che può essere innata o, a volte, appresa. Non tutti hanno una fervida fantasia che permette loro di creare storie fantastiche o, quantomeno, disporre le parole in un ordine che poi risulti "magico". Comunque mettere due o tre parole in rima, secondo schemi infantili e naif, non fa di me un poeta. Premesso che io rifuggo quel termine, se la gente proprio vuole può chiamarmi tale.
Volendo, esiste anche una categoria di nonscrittore, che potremmo chiamare il divertitore. Che magari, chissà secondo quali canoni, non è narratore, non è inventore (ma è arduo che non lo sia), non è poeta, ma in ogni caso scrive scrive scrive e qualcuno si diverte a leggere il modo in cui mette in fila le lettere.

E Federico Moccia? E' uno scrittore!

La categoria "seghe mentali da blog" esula anche dal mettere in fila le lettere. Per cui questo post non esiste.

Dj Dexter

domenica 16 settembre 2007

Route 666

L'altra sera guidavo placidamente attraversando le campagne della bassa. Io non amo andare in macchina, ma di notte, in mezzo al nulla, provo un senso di tranquillità che non mi disturba affatto. Ebbene, canticchiavo allegro seguendo le parole delle canzoni che la radio mi regalava, quando sul sedile del passeggero, in uno sbuffo di fumo e zolfo, apparve un figuro cornuto. Premetti il piede sul freno, senza dosare la forza e andai a sbattere con la testa contro il volante.
Non potei fare a meno di bestemmiare.
"Ben fatto, amico". Disse quel tizio di rosso vestito che ancora mi stava accanto. "Sono parole di zucchero per me".
"Chi cazzo sei?!". Chiesi tramortito.
"Corna? Ali da pipistrello? Ah, ecco guarda questo". Estrasse un forcone dallo zaino. "Non è evidente? Sono Satana".
"Sì e io sono Dj Dexter! Un momento, ma io sono Dj Dexter!". Non stava mentendo. "Ma che diavolo vuoi da me?".
"Beh, nulla di preciso. Ero stanco di vagare per l'Etere e ho deciso di farmi dare un passaggio dal primo che passava".
"D'accordo, ma cosa ci fai qui tra Casazze e Ospitaletto?".
"Amico, sono posti dimenticati da Dio, dove altro potrei stare?".
Non faceva un grinza.
"E dove dovrei portarti ora? Io starei tornando a casa e non ho intenzione di venderti l'anima".
"Non preoccuparti ,ho lasciato il portafoglio nel quinto girone. Non so dove ho la testa. Comunque guarda la strada e non fissarmi, c'è un ciclista".
Diamine, mi ero soffermato a guardare il mio nuovo copilota e non mi accorsi che lungo la strada pedalava un ometto senza luci sulla bici che ne segnalassero la presenza.
Ero troppo vicino e a nulla valse frenare. Lo investii in pieno. Cazzo. Cazzo. Guardai nello specchietto retrovisore e vidi che tentava di rimettersi in piedi dopo il volo che gli avevo fatto fare.
"Che facciamo?". Forse non era la cosa migliore chiedere al mio passeggero.
"Non vorrai mica lasciarlo qui così. E' ancora mezzo vivo! Vade in retro!".
Me lo chiese in un modo totalmente convincente e trovai difficile non ascoltarlo.
"Siii vado in retro Satana!".

Promise di prendersi la colpa dell'accaduto, qualora la polizia avesse bussato alla mia porta.
D'altra parte aveva usato le sue doti ipnotiche per farmi agire così. Per ricambiare lo invitai a cena, volevo fargli verdure al vapore ma non trovavo più i coperchi delle pentole. Optai per un pollo alla diavola, sapendo che avrebbe gradito. Mi stupii nello scoprire che non amava il cibo piccante. Passammo la serata a giocare a scarabeo e, quando ormai albeggiava, gli prestai una bici e lo salutai con una stretta di mano.
Diavolo, mi devi un favore.

giovedì 13 settembre 2007

La rubrica del "Come sarà adesso?"


Lo so. Vi manca. Manca anche a me. Poi adesso c'è quel tizio con la pettinatura emo.
Ridateci il bambino della Kinder, l'unico ed originale.

Bambino Kinder Lotta Con Noi

Il lavoro prende libri

Che poi io non ci volevo andare, avevo sonno.
"Vatti a cercare un lavoro, debosciato!". Mi urlava contro mia madre.
Eppure aveva promesso che una volta laureato avrebbe smesso di rompere le scatole. Eppure.

L'agenzia interinale mi accolse con uno scampanellio metallico e qualche sorriso di circostanza.
"Buongiorno...Signor?".
"Dexter, Dj Dexter".
"Come si scrive? Con la F grande? Sa, è per il database".
"No, è Dexter, non Defter". Corressi imbarazzato l'amabile signorina della reception.
Parlammo del tipo di lavoro che stavo cercando e compilai diversi moduli, riempiendoli con i miei preziosissimi dati personali.
"Dunque signor Defter, lei è laureato in filologia. Eventuali occupazioni precedenti?" Chiese.
"Nessuna, che mi risulti".
"Ma, in buona sostanza, ci sarà pur qualcosa che sa fare. Dovrebbe quantomeno presentare un curriculum più sostanzioso alle aziende".
Mi sentivo redarguito. Probabilmente la guardai sbattendo le ciglia.
"Si beh, in effetti. So fare finta di parlare spagnolo". Ne andavo fiero. "Oye como va? Arriba Arriba! Estrella roja! Real Madrid! Te quiero!"
"Ehm. Si. Altro?"
"Beh, posso fare la batteria con la bocca. Senta un po'. Tupa tupa tu tu tupa tra tratta tra tratta.
Senta il crash sciaffffffff. Senta il ride criiin criin. Son bravino,no?".
"Devo dire che mi ha stupito, ma non so se ci sono richieste per questo genere di cose. Si sforzi, nient'altro?".
"Eh, mi faccia pensare. So distinguere la destra dalla sinistra! Non sempre, in effetti. Vediamo.
Ci penso e poi le mando un sms".
Mi guardò con aria di diffidenza malcelata.
"E per quanto riguarda il rapporto col cliente? Col pubblico insomma, con la gente".
"Non me ne parli, quando mi stringono la mano vomito. Mi dia la mano, ecco, così. Bleeeuuuurghhhhhhh. Ha visto? Mica dico frottole. Tenga, vuole una salvietta?".
"Ben gentile".
"Si figuri".
"Comunque, signor Trefter, cosa è venuto a fare qui?".
"Ma io mica ci volevo venire, avevo sonno".

martedì 11 settembre 2007

vroooooooooooomsbabaaaang

Eviterò di inaugurare la tediosa rubrica "Cosa stavo facendo quell' 11 settembre".

Piuttosto. Stamattina proprio non avevo voglia di alzarmi. Ho posato i piedi a terra con la gioia che pervade un impiccato nella medesima occasione e con fare disinvolto sono sceso al piano di sotto barcollando e cercando di raggiungere l'Eldorado culinario. Volevo, fortemente bramavo un caffè caldo che mi svegliasse o mi intorpidisse ancor di più i sensi. L'una o l'altra per me pari erano. Fortunatamente qualcuno prima di me aveva provveduto a far gorgogliare la moka, saturando l'aria di quel delizioso aroma color del legno più robusto. Mi accorsi subito che qualcosa non andava. Mancava nel frigo un ingrediente fondamentale per la preparazione del famoso caffè macchiato. Eh, bravo l'hai capito, vuoi un premio o ti stringo solo la mano? Il latte santocielo. Il latte. Non potevo bermi un caffè liscio. Liscio è da perdenti. Decisi, contro ogni mia stessa aspettativa, di vestirmi di buon comando e recarmi al più vicino supermarket, pena il non poter iniziare nella maniera migliore la giornata. Un paio di jeans e una maglietta che si era scordata cosa vuol dire ferro da stiro ed ero pronto per la scarsamente sostenibile impresa. Fortunatamente hanno di recente costruito un eccezionale complesso di negozi proprio nelle campagne di fronte a casa mia, complesso che mi preclude lo sguardo a quegli Appennini che prima, nelle giornate terse, svettavano in lontananza. Tanto meglio, io ci cago in testa agli Appennini. Sapete, mi perdo immancabilmente quando entro in un supermarket, resto ipnotizzato davanti ai lunghissimi scaffali ricolmi di cibo con la bava alla bocca e la testa ciondolante e non posso fare a meno di acquistare quella nuovissima bibita al gusto di uvapassazucchinomelabanana. Sono fatto così. Questa vola cercai però di concentrarmi, ero venuto esclusivamente per il latte. Doveva essere una toccata e fuga. Solo che lo scaffale del latte era lungo più o meno come casa mia e la scelta di prodotti che mi si presentava praticamente sterminata. Che fare? Cosa comprare? Latte intero o scremato? Fresco o a lunga conservazione? Non potevo decidere, non avevo la mente lucida e così decisi di fare l'unica cosa possibile. Andare dalla Sibilla. In questo complesso di negozi c'è anche un esercizio di divinazione gestito da vergini dotate di virtù profetiche che lo hanno rilevato in franchising. Si può entrare e, per la modica cifra di quindici euro, farsi schiarire la mente da una Sibilla in videoconferenza da Cuma o Delfi. Quella Tiburtina riceve solo su appuntamento. Il posto è molto suggestivo, ci sono tende con le perline, incenso che brucia, capre che girano libere e le vergini hanno vestiti alla moda, ma comunque molto sobri e non pretenziosi.
Vi misi piede e chiesi se ci fosse uno stanzino libero per me.
"Buongiorno o venerabili vergini dotate di virtù profetiche"
"Buongiorno a lei" Risposero in coro con voci melliflue.
"C'è per caso una postazione webcam libera? Avrei bisogno di un responso".
"Prego mi segua" Mi fece Vergine Numero 3.
Il cubicolo in cui mi portò era angusto, ma dotato di ogni comfort. C'era uno schermo ad alta definizione, una webcam ad alta definizione, delle casse stereo ad alta definizione, un cactus ad alta definizione per dare un tono all'ambiente. Infilai nell'apposita fessura i quindici euro e tutto si illuminò come per magia. Davanti a me era apparsa, in diretta, la Sibilla di Delfi (peccato, quella di Cuma mi stava più simpatica. Per sentito dire,più che altro.).
"Giovane". Disse. "Cosa desideri?".
"Eh, buondì o apollinea, ho un quesito da porle". Ero un poco riluttante. "Crede sia meglio il latte intero o quello parzialmente scremato per macchiare il caffè?".
"Ibis redibis numquam peribis in bello"
"Cazzo! Ancora?!". Era un filmato in loop, maledetti truffatori.
La prossima volta telefono al Maestro Do Nascimento.
Me ne andai sbattendo con fragore la tenda di perline.

Sipario.