Era l'estate del 1978, faceva un caldo che - dio - chi se ne ricordava uno così?
Vagavo per la casa facendo la spola tra il frigoriferio e il divano. Chinotto e tivù. Tivù e chinotto.
Le vacanze? Chi se le poteva permettere? Mia mamma scialacquava lo stipendio dalla parrucchiera e mio padre spendeva ogni misero centesimo al totocalcio. Bella famiglia.
A me toccava fare le pulizie, cucinare, lavare il cane, stirare i vestiti, falciare l'erba del prato e soprattutto andare a messa la domenica mattina. Amen. Andate in pace. Si dai, andiamo in pace.
Insomma, indossavo camicie linde e profumate e calzoni di fustagno, scarpe lucide e ben allacciate e sfoggiavo con nonscialanza una pettinatura perfettamente curata, con riga a destra e brillantina come se piovesse. Che bravo ragazzo. Era l'estate del 1978.
Il mio amico Ettore, vicino di casa e compagno di classe e catechismo, mi portò dei vinili di tizi vestiti di pelle nera con capigliature che mai avrei sognato di potermi permettere.
"Sono ganzi" Mi disse.
"Vestiti così?".
"Ma che c'entra, devi ascoltare. As col ta re". Scandì le sillabe con supponenza.
"Va bene, com'è che si chiamano?".
"Mi pare Ramosi,qualcosa del genere".
"Uhm, d'accordo. Chiederò a mia mamma se mi presta il mangiadischi quando torna dal gruppo di preghiera".
Mia madre mi prestò l'ammenicolo, ma solo sotto giuramento che l'avrei utilizzato per ascoltare il disco con la sigla di Ufo Robot. Qualche volta dicevo le bugie, ma poi la domenica mi confessavo.
Due settimane dopo.
"Papà, papà devi sentire sta musica, è ok!".
"Vai da tua madre, devo finire di fare la schedina" Rispose distratto.
"Mamma, cazzo, merda, porcodisel, sono un panc. mangio la mondezza, vivo nei sacchi, voglio un pitbull!".
"Idiota come parli, vai a fare il tuo letto!".
"...sì, mamma".
sabato 4 agosto 2007
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