Prima di tutto dovete capire che motivetto ho inopinatamente trasposto nel titolo di questo post. In caso contrario la lettura vi sarà impedita da mostruosi gerbilli a vapore che usciranno dalle casse del vostro computer (non se avete un Pentium 75, in tal caso usciranno spaghetti alle vongole). Il fatto è che una musica mi ronza nella testa, come la più fastidiosa mosca che abbia mai avuto la sfortuna di incontrare. E tutto perchè mio zio Erri mi ha regalato una chitarra per il mio compleanno. Sì! Una chitarra! Avete capito bene. Non avete capito? Sì! Una chitarra! Spero abbiate capito. Io non ne avevo mai presa in mano una, ma dopo solo una settimana sapevo fare gli orli ai pantaloni. Bellissima la mia cucitrice.
Ah scusate, dicevamo. La chitarra. Dunque: in realtà ne avevo già posseduta una, ma avevo tristemente scoperto che tra gli usi consoni di uno strumento musicale non è annoverato il fungere da mazza da golf. Peccato. Perciò il regalo di mio zio fu assai gradito, tanto che la presi in mano, infilai la tracolla e mi misi a suonare, cercando di riportare alla mente le scarse conoscenze di scale pentatoniche e accordi in minore che mi erano rimaste. All'inizio giravo per casa strimpellando laremi e facendo la batteria con la bocca. tu-pa tu-pa tru-tru-pa tu-pa.
Oppure bum-cha bum-bum-cha. O anche ta-tat-ta-tat-ta-tattatà. Mia madre si chiuse in bagno a leggere Gardenia, pensando che fosse più utile imparare nozioni sull'Agapanto, che ascoltare i progressi musicali del sangue del suo sangue. Mio padre e mio zio inscenarono una finta partita a briscola con le carte di credito e accesero lo stereo a un volume improponibile, fischiettando distratti O'surdato 'nnammurato. Io, sconfortato, scesi in cortile, dove intrattenni l'intera famiglia Dauro cantando la Canzone del Sole. I figli mi presero a calci negli stinchi, ma la signora Dauro mi sussurrò qualcosa nell'orecchio, stando attenta a non farsi sentire dal marito. Io però di tubature non me ne intendo molto, chissà perchè non ha chiesto all'idraulico. Comunque, galvanizzato dal semi successo della mia performance mi diressi dal fornaio all'angolo e, scostata la tenda di perline che mi precludeva l'ingresso, mi produssi in una giga forsennata, seguita da una gavotta allegra con brio. Il fornaio, prese sottobraccio la signora Mastri e iniziò a saltellare accompagnato dal battimani degli astanti. Io ero molto felice. Uscii di lì con una sporta di michette e un cartone di latte. Omaggio della casa. A questo punto nulla poteva più fermarmi e allora andai speranzoso al Bar Gelmino, due isolati più in là.
A quell'ora la frequentazione era buona, ci saranno state due dozzine di anziani signori, bianchino alla mano e formazioni calcistiche alla bocca, che discorrevano creando un vociare indistinto a orecchie non abituate. Ma quando attaccai con l'Uva Fogarina tutti si zittirono ed esplosero in urla belluine quando arrivai al "far l'amor in mezzo al pra'". E din din din. E din din din. E din din din e din din din. Mi chiesero il bis otto volte, seguito da Addio Lugano Bella e Ta-pum. Su Ta-pum non poterono resistere, scoppiarono in lacrime e mi offrirono una grappa alle erbe. Un'ora dopo sapevo tutto dei nipoti del signor Bergina e delle loro vacanze a Marina di Pietradolente. Oltre ad essere abbastanza alticcio. Barcollando mi sedetti a fatica su di una panchina antistante il bar, dove mi si avvicinò un tutore dell'ordine che mi intimò di non sostare ubriaco sul suolo pubblico e di non disturbare l'altrettanto pubblica quiete con il mio strimpellare dissonante. Naturalmente dissonante l'ho aggiunto io. E anche strimpellare. Solo che persino il tutore dell'ordine non riuscì a rimanere zitto quando, con fare dissacrante, mi misi a cantare i Police a squarciagola. "Du du du da da da...". Insomma un tripudio di corde vocali in movimento. Presto al simpatico tutore si aggiunsero due netturbini, un vigile a cavallo, una comitiva di studenti giapponesi che mi fecero giusto due o tremila foto, un pony express, il club della Terza Età e l'assessore allo Sport Erminio Taluni. Questi lo riconobbi grazie alle foto viste sul giornale. Perchè io, non sembra, ma leggo. Nel giro di due ore era arrivata una troupe di Rete Bellissima che ci riprendeva per trasmettere l'evento nel cinegiornale della sala parrocchiale. Mi sono divertito un mondo, abbiamo cantato Battisti, Venditti, De Gregori, i Beatles, Gigi d'Alessio, Nek e i Manowar. Grazie zio Erri!
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