Eviterò di inaugurare la tediosa rubrica "Cosa stavo facendo quell' 11 settembre".
Piuttosto. Stamattina proprio non avevo voglia di alzarmi. Ho posato i piedi a terra con la gioia che pervade un impiccato nella medesima occasione e con fare disinvolto sono sceso al piano di sotto barcollando e cercando di raggiungere l'Eldorado culinario. Volevo, fortemente bramavo un caffè caldo che mi svegliasse o mi intorpidisse ancor di più i sensi. L'una o l'altra per me pari erano. Fortunatamente qualcuno prima di me aveva provveduto a far gorgogliare la moka, saturando l'aria di quel delizioso aroma color del legno più robusto. Mi accorsi subito che qualcosa non andava. Mancava nel frigo un ingrediente fondamentale per la preparazione del famoso caffè macchiato. Eh, bravo l'hai capito, vuoi un premio o ti stringo solo la mano? Il latte santocielo. Il latte. Non potevo bermi un caffè liscio. Liscio è da perdenti. Decisi, contro ogni mia stessa aspettativa, di vestirmi di buon comando e recarmi al più vicino supermarket, pena il non poter iniziare nella maniera migliore la giornata. Un paio di jeans e una maglietta che si era scordata cosa vuol dire ferro da stiro ed ero pronto per la scarsamente sostenibile impresa. Fortunatamente hanno di recente costruito un eccezionale complesso di negozi proprio nelle campagne di fronte a casa mia, complesso che mi preclude lo sguardo a quegli Appennini che prima, nelle giornate terse, svettavano in lontananza. Tanto meglio, io ci cago in testa agli Appennini. Sapete, mi perdo immancabilmente quando entro in un supermarket, resto ipnotizzato davanti ai lunghissimi scaffali ricolmi di cibo con la bava alla bocca e la testa ciondolante e non posso fare a meno di acquistare quella nuovissima bibita al gusto di uvapassazucchinomelabanana. Sono fatto così. Questa vola cercai però di concentrarmi, ero venuto esclusivamente per il latte. Doveva essere una toccata e fuga. Solo che lo scaffale del latte era lungo più o meno come casa mia e la scelta di prodotti che mi si presentava praticamente sterminata. Che fare? Cosa comprare? Latte intero o scremato? Fresco o a lunga conservazione? Non potevo decidere, non avevo la mente lucida e così decisi di fare l'unica cosa possibile. Andare dalla Sibilla. In questo complesso di negozi c'è anche un esercizio di divinazione gestito da vergini dotate di virtù profetiche che lo hanno rilevato in franchising. Si può entrare e, per la modica cifra di quindici euro, farsi schiarire la mente da una Sibilla in videoconferenza da Cuma o Delfi. Quella Tiburtina riceve solo su appuntamento. Il posto è molto suggestivo, ci sono tende con le perline, incenso che brucia, capre che girano libere e le vergini hanno vestiti alla moda, ma comunque molto sobri e non pretenziosi.
Vi misi piede e chiesi se ci fosse uno stanzino libero per me.
"Buongiorno o venerabili vergini dotate di virtù profetiche"
"Buongiorno a lei" Risposero in coro con voci melliflue.
"C'è per caso una postazione webcam libera? Avrei bisogno di un responso".
"Prego mi segua" Mi fece Vergine Numero 3.
Il cubicolo in cui mi portò era angusto, ma dotato di ogni comfort. C'era uno schermo ad alta definizione, una webcam ad alta definizione, delle casse stereo ad alta definizione, un cactus ad alta definizione per dare un tono all'ambiente. Infilai nell'apposita fessura i quindici euro e tutto si illuminò come per magia. Davanti a me era apparsa, in diretta, la Sibilla di Delfi (peccato, quella di Cuma mi stava più simpatica. Per sentito dire,più che altro.).
"Giovane". Disse. "Cosa desideri?".
"Eh, buondì o apollinea, ho un quesito da porle". Ero un poco riluttante. "Crede sia meglio il latte intero o quello parzialmente scremato per macchiare il caffè?".
"Ibis redibis numquam peribis in bello"
"Cazzo! Ancora?!". Era un filmato in loop, maledetti truffatori.
La prossima volta telefono al Maestro Do Nascimento.
Me ne andai sbattendo con fragore la tenda di perline.
Sipario.
martedì 11 settembre 2007
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